Economia Sindacale 

Amt, il piano di risanamento entra nel vivo e i sindacati alzano la guardia: «Non paghino i lavoratori»

Il documento 2026-2031 presentato ai rappresentanti dei dipendenti apre una fase di confronto serrata: le sigle chiedono la proroga delle misure protettive in scadenza il 20 febbraio e ribadiscono che non firmeranno intese peggiorative, mentre puntano il faro su organici, turni e produttività

Il piano di risanamento di Amt per il periodo 2026-2031 è arrivato sul tavolo delle organizzazioni sindacali nella tarda mattinata di giovedì 5 febbraio e, già nelle prime ore successive, la reazione è stata netta: il documento viene considerato articolato e complesso, richiede analisi approfondite, ma soprattutto non potrà trasformarsi in un conto da far pagare ai lavoratori. È la linea fissata dalle segreterie sindacali del trasporto pubblico, che in una nota diffusa oggi spiegano di aver scelto, in questa prima fase, di concentrarsi soprattutto sulle misure interne all’azienda, cioè su quelle parti del piano che incidono direttamente sul lavoro quotidiano e sull’organizzazione del servizio.

Secondo quanto riportato, il piano si muove su cinque grandi capitoli che spaziano dalla produzione chilometrica alla strategia tariffaria, dalle azioni industriali all’aumento di capitale, fino alla revisione dei contratti di servizio. Le sigle, però, mettono in secondo piano, almeno per ora, la parte sugli investimenti e sui confronti con altre aziende, e scelgono di entrare subito nel merito delle “azioni di risanamento” che potrebbero cambiare l’assetto interno di Amt. È qui che emergono le ipotesi più sensibili: una contrazione dell’organico complessivo di circa 300 unità entro il 2031, includendo anche la voce indicata come “Fondino”; un efficientamento dei turni che contemplerebbe l’introduzione di contratti a tempo parziale; una redistribuzione ritenuta più equa del premio di risultato; la gestione degli inidonei con riconversioni soprattutto verso attività di verifica dei titoli di viaggio; il recupero delle ferie pregresse; un intervento sull’assenteismo; e, più in generale, un aumento della produttività chilometrica lungo l’orizzonte del piano.

È su questo terreno che i sindacati tracciano un confine politico e contrattuale. Richiamano accordi già sottoscritti in autunno e a inizio anno con l’amministrazione civica e ribadiscono un punto che considerano non negoziabile: non saranno disponibili a firmare intese che peggiorino condizioni economiche e normative del personale. La partita, insomma, non viene letta come un semplice riassetto tecnico, ma come un passaggio decisivo per l’equilibrio tra sostenibilità aziendale e tutela di chi garantisce il servizio ogni giorno, con l’avvertimento esplicito che eventuali errori di gestione o sottofinanziamenti non possono ricadere su conducenti, tecnici e personale di esercizio.

Nel frattempo è già stata programmata una serie di incontri tra azienda e organizzazioni sindacali per affrontare, uno per uno, i nodi più delicati. La linea annunciata non è quella dello scontro a prescindere, ma di un confronto serrato, in cui l’obiettivo dichiarato è individuare soluzioni che rendano il servizio più efficiente senza peggiorare la qualità del lavoro e senza sacrificare la conciliazione tra tempi di vita e turnazioni. Tuttavia, il contesto rende tutto più teso perché le scadenze ravvicinate comprimono i margini di manovra.

Sullo sfondo resta infatti il tema-chiave del breve periodo: le misure protettive autorizzate dal Tribunale nei confronti dell’azienda, pensate per evitare che eventuali azioni dei creditori mettano a rischio l’operatività, scadono il 20 febbraio 2026. Per il percorso di risanamento, sottolineano le sigle, è essenziale ottenere una proroga di ulteriori 120 giorni, così da dare respiro alla trattativa e alle scelte strutturali che devono accompagnare la revisione del contratto di servizio. E proprio qui torna la richiesta di maggiori risorse, chiamando in causa Regione e Comune, fino al tema della ricapitalizzazione: senza un aumento stabile dei contributi e un rafforzamento patrimoniale, sostengono i sindacati, ogni piano rischia di reggersi troppo sulle leve interne, cioè sulle persone e sull’organizzazione del lavoro.

Il quadro, in sostanza, è quello di una fase in cui il tempo stringe e le decisioni pesano: da un lato la necessità di mettere in sicurezza i conti e garantire continuità al trasporto pubblico, dall’altro la richiesta, ribadita con forza, di non trasformare il risanamento in un’operazione fatta a spese dei dipendenti. Il confronto entra ora nella parte più concreta, quella dei numeri e delle scelte operative, e sarà lì che si capirà se la rotta individuata riuscirà davvero a tenere insieme conti, servizio e diritti.

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